cit[azion]ando

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“Tre liceali bianchi saltellano in West Fourth Street, di ritorno da J&R’s Music World diretti a un appartamento sull’Hudson da cui una certa mamma divorziata è assente e di cui hanno le chiavi e la regolare gestione pomeridiana. Tutt’e tre corazzati contro il clima tardo-autunnale con giubbotto nero da motociclista, modello Brando – Elvis – Ramones, il cuoio tempestato di stelle e teschi metallici, fibbie penzolanti e cerniera abbassata di fronte al freddo. I tre cazzeggiano, si appendono maldestri ai lampioni, parlano lingue private, argot nerd-punk.
Novembre 1979: Rapper’s Delight ha appena fatto irruzione nella Top40. E ha fatto irruzione anche nell’attenzione dei ragazzini bianchi della Stuyvesant, compreso il trio in questione. […] Ora, al sicuro nell’appartamento, gli altri dischi vengono messi da parte, mentre sul piatto della mamma viene schiaffato il 12 pollici per un’ilarità e gratificazione istantanea […] i punk impegnati in una danza grottesca, a pogare sul divano, a giocare alla break dance, a fare scena.”

“La Fortezza della solitudine” di Jonathan Lethem, Il Saggiatore, pagina 267/268

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