Le notti insonni

Brutta cosa il non dormire. Soprattutto per le preoccupazioni.
Ma le sale d’aspetto sono il posto scomodo e triste dove sei costretta a reagire e allora forse dovrei piazzarmi lì anche quando non ce n’è bisogno.
Così magari finisco i miei disegni.
Dovrei iniziare a frequentare le stazioni, gli aeroporti, e un po’ meno gli ospedali, perché come già diceva qualcuno, è lì che la gente da il meglio di se.
Assistere agli addii, agli arrivederci, agli incontri degli altri.
I miei in qualche modo mi mettono sempre in uno stato d’ansia e estrainetà, come se osservassi tutto dall’alto, traslata fuori da me stessa.

a
Ho finito di leggere After Dark di Murakami Haruki, piacevole lettura fino a che non ho realizzato che mancava il finale.
E allora un senso di incazzatura senza limite ha preso possesso di me.
Odio i libri senza finale, mi riportano a quando da ragazzina mi registravo i film e poi a causa di mille pubblicità e specialiTG e meteo e televendite mi mancavano gli ultimi cinque minuti.
Veramente, scrittori di tutto il mondo, vi prego smettetela di fare gli alternativi a nostre spese.
E’ uno scherzo stupido e rende tutto il vostro sforzo vano, perchè di certo non rileggerò mai più nulla di quell’autore.
Un racconto senza fine è una forma di tortura. Se proprio non sapete dove andare a parare chiudete con una bella catastrofe naturale che si ingoia mezzo mondo.
Oppure facciamo così, se proprio volete troncare il finale, quantomeno mettete un bollino sulla copertina, così gli amanti del finale tronco [vedi Robbo!] ve lo comprano lo stesso, ma quelle come me e come Eda e come tanti altri non si prendono di nervoso.

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