You can take this girl out of her dreams, but you can’t take that dream out of my mind

Nel sogno c’erano i pennelli. Si, tra le tante cose che affollavano quelle stanze, mobili antichi, libri smangiati, cuscini, gente annoiata e sentimenti appesi alle pareti, autobus per scendere da un piano all’altro del condominio onirico, ringhiere in finto oro scrostato, rivoli di ruggine e pensieri lasciati a mezz’aria pronti a sbiadire in polvere come gesso sulla lavagna, c’erano i pennelli. Usati e lavati, morbidi, con le setole tagliate di netto per definire i bordi, altri ancora intatti nella loro forma iniziale, puliti e asciutti ma con il legno rosicchiato dalle croste di colore, ogni tinta un ricordo preciso, un preciso frammento di tavola percorso.

Ora, la domanda è:

DOVE SONO FINITI I MIEI PENNELLI???

 

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