under my skin

 

Un tatuaggio ti lega ad un preciso istante del tempo scandito.
Una curva storica delimitata da cui diventa difficile fuggire.
Zavorra che rende troppo articolato il processo di trasformazione.
Non riesco a figurarmelo come la sola variopinta patina di inchiostro che decora la mia pelle, ma sento invece che il concetto si radicherebbe in me come un nuovo sistema nervoso, correndo in ramificazioni fino a raggiungere la mia corteccia cerebrale e disabilitando la mia capacità di mutazione. Uno stabilizzatore.

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Non so cosa contiene quell’intruglio, forse una carica magnetica che modifica la polarità delle intenzioni…
So che ne ho paura, e desiderio.
Paura di ancorarmi ad un’immagine, desiderio di appartenerle.
Desiderio di fare parte del rituale, dove gocce di sangue si mescolano all’inchiostro dando vita a un liquido primordiale, buio come la notte dei tempi.
Zucchero, ferro e sale.

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