reame del sogno

Voglio cadere da un cielo plumbeo e aggrapparmi ai tuoi rami, Magnolia.
Guardarti dal palmo della mia mano mentre mi spingo verso l’orizzonte estremo.
Soffiata dal vento come un calesse di piume, opale, turchese, pallida madreperla.
Sentimento a metà tra vanità e  sgomento
esaurita in ogni cellula
mi hai svuotata con un colpo di beltà, efficace come un’arma
fatale come il suono del dolore.
Hai spine scarlatte e linfa iridescente
e ogni passo che muovo mi ricorda il tuo profumo
ripercorro con i sensi la tua figura nel diorama di foglie morte che ora disfo e poi ricreo
ora ho casa tra le ortiche ma verranno giorni migliori
anche se è ciò che più mi piace,
ogni taglio,
ogni disegno,
quell’odore di zucchero e ferro
una firma ancora delebile dalla pelle, un’impronta incancellabile nella memoria.
Come la treccia di fili d’erba.
Io so chi sei, più di ogni altra cosa al mondo io so chi sei
leggo nel calice dei fiori il riflesso del tuo sguardo
un vortice di insidie in cui mi perdo
e non mi vergogno
di averti dato la mia intera vita anche se solo per un secondo, per un rifiuto concesso a me stessa.
Una sola volta, una di troppo.
Sono quella che sono grazie alla somma dei miei errori.

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