a storm called Gilda

Fuori tempesta. Tuoni, vento e lampi mi tengono sveglia e la tv mi offre un diversivo interessante che non vedevo da quasi vent’anni.
Gilda. Il triangolo d’amore e odio tra Glenn Ford Rita Hayworth e George Macready.
Quando Gilda appare la prima volta sullo schermo è come un fulmine che illumina a giorno la notte più nera. I suoi capelli rosso fuoco che abbiamo sempre e solo immaginato (dato che il film è in bianco e nero), i costumi e le musiche degli anni ’40, quel jazz latineggiante a descrivere una Buenos Aires improbabile quanto il monopolio del tungsteno. L’unico personaggio che mi fa pensare all’argentina è quello interpretato da Joseph Calleia (il che è bizzarro visto che lui è maltese).
Ci sono senz’altro pellicole migliori di quel periodo, qui la storia, forse anche colpa del doppiaggio italiano, è un po’ instabile, ma la Hayworth brilla di luce propria e poi io adoro Glenn Ford (soprattutto in “Angeli con la pistola”).

Il temporale mi rende inquieta e poi non dormo da tre notti e allora smetto di seguire il film e  cerco di immaginare le riprese, cerco di immaginare gli attori e non i personaggi.
Penso a Rita Hayworth che appena smette di girare una scena raggiunge la sua piccola Rebecca in camerino, a Glenn Ford appena rientrato dal servizio militare. Mi chiedo se Orson Welles fosse geloso di sua moglie visto che il loro matrimonio sarebbe finito da lì a poco…

[The picture is not mine]

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