scar tissue

Piove, il cielo è ferito, io sono ferita e i miei abiti non sono da meno. Il mio modo di vestire ha sempre avuto un che di postQuatastrofe. I miei vestiti preferiti sono strappati, rovinati, non solo per l’usura del tempo (perché si, a volte mi affeziono a certi indumenti in modo quasi maniacale), ma anche per una presa di posizione, sono capace di rovinare volutamente anche un capo appena acquistato.
Mi piace eliminare parti, e cucirne altre. Credo abbia a che fare con la “divisa”. Faccio un lavoro in cui sono obbligata a vestirmi come tutti gli altri (è una cosa che odio, odio l’appiattimento della personalità, è un retaggio fascista… L’ho già detto che lo odio? OdioOdioOdio) e quindi per me è indispensabile distinguermi. Così della mia incapacità sartoriale ne ho fatto un marchio di fabbrica e un vanto, è la caratteristica predominante del mio stile. Mi piacciono le cose rovinate e vissute, mi piace sentirmi comoda e confortata dalla storia di quello che indosso mi piace quando il tessuto si trasforma in cicatrice perché in questo modo lo sento come una seconda pelle.

Così un giorno di riposo se ne va nel tentativo di aggiungere dettagli e imperfezioni al mio guardaroba, a trasformare i miei tessuti in tessuto cicatriziale.
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