esserci

Ci sono poi andata a quel concerto. Soen + LizZard + Shiverburn.
E mi è anche piaciuto. Anzi vi dirò, forse mi sono piaciuti più i LizZard dei Soen.
Tre musicisti sul palco sono sempre una formula vincente.

Ma partirò dai giovanissimi olandesi Shiverburn, il loro non è il mio genere ma hanno suonato molto bene.
La cantante era assolutamente deliziosa e ancora non aveva iniziato a cantare che ero già innamorata (ho riscontrato che mi succede con molte cantanti olandesi), e poi quando sono andata a farle i complimenti era così presa bene che mi stava per abbracciare.

I LizZard, francesi, sono stati  e c c e z i o n a l i.
Fighissimo per me intuire i nuovi risvolti di questo genere a cui mi sto avvicinando, come ascoltatrice e come vocalist.
Lui, l’uomo con la chitarra e il microfono, ha un impasto vocale molto caldo e ruvido, un misto tra Eddie Vedder e Chris Cornell, e una diteggiatura iperarticolata ma non supponente ecco.
Il bassista ha giocato con gli effetti regalando emozioni che solitamente mi trasmette il violoncello.
E poi la batterista, la ciliegina sulla torta. Precisa, stilosa e cazzuta.

I Soen (svedesi) sono una formazione di bravura impressionante, i brani sono complessi, sia dal punto di vista musicale che vocale, Joel Ekelöf ha una voce a dir poco magica, e, unita al suo sguardo inquietante crea un personaggio difficile da dimenticare. Martin Lopez pesta come un Uruk Hai, e sembra tenere le redini di tutta la formazione. Marcus Jidell, giocoso come un cristocompagnone sembrava uscito dritto dagli Iron Maiden… che tipo!
Mi hanno dato l’impressione di essere leggeri, non solo professionali come mi aspettavo.
Mi piace quando i musicisti si divertono e te lo fanno capire, quando si “concedono” al pubblico.
Non c’è niente di peggio, secondo me, di un artista che si crede superiore o migliore di chi lo ascolta, e ancora peggio non tollero chi si nasconde dietro la timidezza per mascherare il proprio snobismo.
Fortunatamente non era questo il caso. Quindi gran bel live.
Ascoltare Fraktal  dal vivo è come entrare in un vortice nebuloso di stelle danzanti.

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Volevo solo dedicare un pensiero a tutti quelli che se lo sono perso.
Quando gruppi di questo calibro ti fanno l’onore di venire a suonare in un club così piccolo e intimo, bisogna esserci.

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Ricordo altri due live molto intimi e goduti in così pochi:
quello di Jonathan Davis durante il tour di Alone I Play al Fillmore, in cui secondo me non eravamo nemmeno in duecento. [Qui un estratto da un’altra data del tour guarda&ascolta]
Lui bello come un dio, a un metro da noi seduto su un trono col suo violino, e ad accompagnarlo Shane Gibson (che oggi non è più tra noi), Shenkar, Miles Mosley…
E poi il concerto dei Daturah, ormai sciolti, al SoundFactory. Eravamo forse in sette, più il gruppo spalla, quindi dieci al massimo dodici persone. E loro ci hanno regalato un live che mi porterò dentro fino alla tomba.
C’è gente che ancora si mangia le mani per esserseli persi.

Beh ragazzi avete solo da esserci.
Smettetela di fare i musicisti nella vostra stanzetta e andate a sentire i concerti.

 

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