[r]esistere

Ho male a tutte le ventotto ossa del piede. In tutti e due i piedi.
Le ossa respirano?
Perché io ho la sensazione che facciano come una pulsazione attraverso la quale percepisco il dolore.
Non amo Aprile, ma amo ricordare la Resistenza, e amo ricordare i miei nonni, uno sardo, uno siciliano.
Il primo ha fatto la campagna di Russia, l’altro quella di Grecia, deportato poi in Germania.
Ecco perché questo dolore mi connette con loro, il padre di mio padre è tornato dalla Russia con i piedi congelati, il padre di mia madre è tornato a piedi dalla Germania fino in Sicilia, quaranta giorni di cammino.
Due destini che si unirono quasi trent’anni dopo con una storia importante da raccontare e che per mia sfortuna non ho mai sentito raccontare dalla loro voce.

Mio nonno paterno è morto che avevo tre anni, e l’unico ricordo che ho di lui è la sua figura sdraiata sul letto di morte. Mio primo ricordo. E non ho idea del suono della sua voce. Mio nonno materno è morto che di anni ne avevo già dieci, me lo ricordo bene, mi teneva per mano quando ero alta come un pulcino e mi sembrava un gigante buono. Ma non raccontava mai nulla.
Mia nonna invece raccontava moltissime cose, raccontava quello che lui le aveva detto e quello che le aveva lasciato capire, raccontava i suoi passi e l’attesa e il terrore e la felicità e tutto il mondo intorno durante quei passi quella attesa quel terrore quelle felicità. E raccontava di tutti quelli di cui conosceva la storia, umana e politica e fino all’ultimo ci ha fatto scuola insegnandoci l’impegno, la memoria, il libero pensiero, la disobbedienza, la passione, l’amore per la libertà, la condivisione, la difesa dei più deboli.
Non ci sono più protagonisti di quegli anni intorno a me la loro è una generazione che inevitabilmente andrà a spegnersi presto, e ho la sensazione che la memoria di quel che è stato si sia già persa mentre loro sono ancora tra noi.
Io non voglio dimenticare, vorrei imprimere nella roccia ognuno di quei passi.
Perché ognuno di loro è stato importante.
Perché la somma di tutti quei passi ha un significato per me e in me.
Perché il mio esistere è il risultato del loro resistere.
Se non fosse per quei passi, quella paura, quella consapevolezza quel bisogno di salvezza, di risoluzione, di non lasciare il futuro loro e del mondo nelle mani sbagliate e quel desiderio di tornare all’abbraccio delle loro mogli e di mettere al mondo le nostre madri e i nostri padri, se non fosse per quei passi noi non saremmo qui.
Oggi e sempre porto nel cuore le persone che si sono sacrificate per permetterci di esistere e la Resistenza non deve mai smettere di avvenire, non deve mai diventare resa.

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