cremisi et lithium

Il lavoro a cui ho dedicato più tempo porta in se il concetto di linfa, sangue e liquido amniotico.

Cremisi et Lithium.
Il rosso del sangue muta in linfa e scorre verde come filo conduttore tra incubi che albergano in notti alcoliche.
Quasi assenzio, su tracce di cera calda che una volta asportate lasciano spazio al colore.
Nel colore disciolgo sostanze viniliche ad alimentare corpi semi umani.
Donne pallide dagli occhi vuoti che giocano ruoli perversi per imitare le donne reali.
Leggere come carta, quasi bidimensionali.
Forse è per questo che le lego, per fermarle in un contesto da cui volerebbero via senz’altro.
Lavoro per sottrazione, metto il colore e lo spazzo via, una goccia d’acqua alla volta.

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[personale al Padiglione14, Collegno (TO)]

Ombra di me stessa
vino rosso scarlatto
morte liquida in calice

bolla di resina a sabbia
è forse un crimine raggiungere quel quadro di mondo
brughiera nero fieno dove punge dolce la vertigine
perla a perla sulle mie ciglia a scendere sulle gote
a cercare labbra
ardere e velare con polvere di sale

ora che comprendi la gravità di quel che sei

caos#1

‘caos#1’
trittico, anno 2004
[genesi (acrilico su tavola) /
profezia (acrilico su tavola) /
disastro (acrilico su tavola)]

inopportuno è il mio nome
opposta alle maree
mi seguo
mi precedo
mi seguo
mi allontano
mi seguo
recisa nei cavi che mi alimentano

tied

‘tied’

anno 2006
(acrilico e metallo su cartone)

vomito acido lisergico
non ho la forza per stringerti
non ne ho la voglia

noia

assenza di battito

swirl 6 fff

sacrosanto

il mio diritto di sporcarmi di nero
per velare quella che chiami verità

mute

‘mute’
anno 2006
(acrilico, plastica e metallo su cartone)

immersa in un silenzio di miele
avvolta in pensieri che in vortici vanno a sfumare
col mio peso affondo la lama nella carne
e se tremo la ferita si ulcera più del necessario
ma la resina trattiene il sangue
lo ingoia in grani
ed offre agli occhi di tutti
frutti di un autunno che va maturando
ma per chi sa guardare il sangue bolle
e dal braciere evapora dolore
spirali d’emicrania schiave dei miei denti stretti
forse che a lasciarle libere potrei sentirmi vuota
vuota, senza più una scusa, un senso di concreto

loon

‘loon’

anno 2006
(acrilico su tavola)

vuota.
come una mortale
a cui va stretto il cappio
che la trascina incontro al suo destino

non me.
Sono di un’altra specie.


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